
Faccio parte di Aic da praticamente tutta la vita, quando è stata diagnosticata sia a me che a mia sorella la Celiachia, rispettivamente all’età di 8 e 3 anni, nel 2012.
Come hai conosciuto l’Associazione?
Nel momento in cui abbiamo ricevuto la diagnosi in famiglia, l’ospedale Regina Elena ci ha da subito consigliato l’associazione come punto di riferimento per affrontare al meglio la gestione della malattia.
Cosa pensi di aver dato ad AIC e cosa pensi di aver ricevuto dall’associazione?
Da poco ho deciso di intraprendere un percorso come volontaria all’interno dell’associazione, cercando di dare il mio contributo in termini di partecipazione, condivisione della mia esperienza e supporto agli altri (soprattutto nei confronti di chi si trova all’inizio del proprio percorso con la Celiachia). Dall’associazione ho ricevuto moltissimo: informazioni affidabili, sostegno, senso di appartenenza e la possibilità di vivere la celiachia con maggiore consapevolezza e serenità.
Sicuramente molto utili sono gli eventi che vengono organizzati periodicamente, che offrono confronto e condivisione, permettendo ai celiaci e alle loro famiglie di sentirsi meno soli e più consapevoli nel comprendere e affrontare la malattia.
Che cosa significa per te essere referente AIC, perché lo sei diventata/o?
Essere referente per me significa mettere a disposizione la mia esperienza personale per aiutare e supportare chi ne ha bisogno e contribuire a creare una rete di informazioni e accoglienza.
Sento il desiderio di restituire all’associazione ciò che negli anni ho avuto la fortuna di ricevere, e di poter essere un “punto di riferimento” per chi, come me in passato, si può sentire spaventato e confuso, dimostrando quanto sia possibile e sostenibile gestire la celiachia in modo sereno nella vita di tutti i giorni.
C’è un episodio particolare e significativo che ci vuoi raccontare?
Probabilmente l’episodio più significativo e a cui sono maggiormente legata è il giorno in cui io e mia sorella abbiamo ricevuto la diagnosi di celiachia. Eravamo davvero molto piccole, e io più o meno riuscivo a capire che c’era qualcosa che sarebbe cambiato nelle nostre vite, ed ero molto spaventata e confusa. Mia madre stava aprendo due buste bianche sul tavolo della sala, contenenti le diagnosi positive, mentre io, mia sorella e mio padre eravamo lì a fissarla. Ricordo di averla vista accennare un sorriso, nonostante gli occhi lucidi che provava a nascondere, per poi abbracciarci fortissimo.
Quell’abbraccio è stato per molto tempo un riparo dalla vita, e dal primo periodo difficile, che tutta la mia famiglia si è impegnata a superare, colmando qualsiasi apparente vuoto.
Quale luogo consideri il posto del cuore nella tua provincia?
A Milano, nel corso degli anni, ci sono sempre più locali attrezzati e consapevoli della celiachia, che permettono a noi celiaci di vivere il momento del pasto fuori casa con maggiore serenità. Questo è possibile sicuramente grazie all’associazione, e quindi al programma di Alimentazione Fuori Casa, attraverso uno sistema di formazione e monitoraggio dei locali.
Personalmente amo sperimentare quando si parla di cibo, e provare più locali possibili, ma i miei posti del cuore sono senza dubbio la “Pizzeria Ciro Cascella 3.0 Milano” e “Peperino e Milano” con alcune delle pizze senza glutine più buone che abbia mai mangiato.
Qual è la tua ricetta senza glutine del territorio preferita?
La ricetta senza glutine del territorio preferita è senza dubbio la pizza! Ci sono davvero moltissime opzioni a Milano e anche se senza glutine riesce a mantenere tutto il suo gusto, dimostrando come sia possibile non rinunciare ai piatti più amati anche con la celiachia.
Per non parlare dei dolci!